Berillorosso

MINIERE DELL’ARGENTO VIVO e  ANTRO DEL CORCHIA

Levigliani (Alpi Apuane – Lucca)

(4 aprile 2013) 

Durata: 1 giorno


Itinerario 


Carrara-Levigliani (35 Km - circa 45 minuti di auto)



Da Carrara in auto si prende la strada in direzione Forte dei Marmi, proseguendo per Seravezza, Stazzema e infine per Levigliani –  frazione di Stazzema.

Tutta la zona (denominata Alta Versilia) è contraddistinta dall'imponente presenza di cave di marmo e giacimenti minerari per l’estrazione di cinabro, pirite, mercurio nativo e minerali rari che si trovano esclusivamente sulle Alpi Apuane. Il paesaggio montano è molto bello e renderà la salita fino al paese di Levigliani davvero piacevole.


A Levigliani troverete un parcheggio dove potrete lasciare l’auto e dove fa tappa la navetta che collega i due principali punti di interesse del paese: le Miniere dell’Argento Vivo e l’Antro del Corchia. In centro a Levigliani, proprio dentro l’antica torre, si trova la biglietteria dove potrete scegliere cosa visitare. Noi abbiamo fatto il biglietto cumulativo che ci ha permesso di visitare entrambi i siti (cosa che vi consigliamo), prima le Miniere (11.00 -12.00) e poi l’Antro del Corchia (12.30-14.30). Vi segnaliamo che i due punti sono ben collegati da un bus navetta, anche perché la strada per l’Antro del Corchia è chiusa alle auto private ed è raggiungibile solo tramite bus-navetta.




La visita alle Miniere dell’Argento Vivo 

è davvero molto interessante e consigliata: si tratta di antiche miniere in sotterraneo di mercurio e quella di Levigliani è una delle tre miniere al mondo ad avere mercurio allo stato liquido tuttora visibile. 

La prima tappa è la visita alla “Cava Romana” dove la guida ci ha spiegato l’estrazione del minerale di mercurio (il cinabro) con il metodo dei pozzi inclinati.

In una zona delle galleria, sotto una teca di vetro illuminata, è possibile osservare sulla superficie delle vene di quarzo alcune minuscole gocce di colore grigio argento, visibili senza difficoltà anche a occhio nudo. “Argento vivo” era l’antico nome con cui i Romani chiamavano il mercurio.


Usciti dalla galleria, viene fatta una sosta per osservare all’interno di “vagoncini Decauville” alcuni campioni di rocce contenenti cinabro (dal colore rossastro dato proprio dalla presenza di mercurio) e pirite cubica, l’altro minerale rinvenuto nelle miniere.

La visita poi prosegue con l’osservazione delle attrezzature con cui veniva estratto il mercurio dalla roccia, estrazione tutt’altro che semplice, che implicava un lavoro enorme ed una resa davvero minima, oltre a rappresentare un costante pericolo per i minatori, in quanto i vapori di mercurio sono altamente nocivi per la salute umana perché tendono ad attaccare le cellule nervose. La guida poi ci ha spiegato gli svariati usi del mercurio: negli strumenti di precisione (barometri, termometri, telescopi), come base dell’amalgama per l’estrazione dell’oro, nella concia delle pelli e nella lavorazione del feltro, nelle otturazioni dentali, come catalizzatore per gli esplosivi, come colorante (ad es. la matita “Sanguigna” utilizzata da Leonardo era costituita da cinabro finemente macinato), come disinfettante e insetticida, e in molti farmaci (ad es. mercuro cromo). Al giorno d’oggi molti di questi impieghi sono stati abbandonati in quanto il mercurio è un elemento chimico tossico per l’uomo.


Dopo aver attraversato un piccolo torrente, la visita prosegue all’interno di un’altra galleria denominata “Cavetta” dove sono stati ricostruiti gli attrezzi usati dai minatori per estrarre il mercurio e dove è possibile vedere sulle vene di quarzo altro mercurio allo stato liquido.

Una visita davvero interessante che vi consigliamo di fare.